Il monk mode per la scrittura

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Il monk mode non è una modalità di lavoro salvavita; ma, applicato alla scrittura, può essere uno strumento importante pet il tuo lavoro e la tua concentrazione.

Prima di tutto: cos’è il monk mode?

Come leggiamo qui, è un periodo di tempo dedicato a uno specifico obiettivo. Però… è una definizione imprecisa, perché spiega il quanto (un periodo di tempo) ma non illustra il come. Qualcuno, forse meglio, lo definisce un periodo in cui “tagli i grassi” dalla tua vita. Partendo da quelli evidenti: via i social media, via i porno, via i videogiochi, via il giracchiare per il web.

Che alla fine è meglio definito da una sorta di setting mentale: il “monk mode”, appunto. Ossia: la modalità da monaco.

Non pensare necessariamente ai monaci shaolin, o a quelli dei nostri monasteri. Concentrati generalmente sull’idea di focus per uno scrittore; ossia: cosa mi sto perdendo della mia storia, e cosa mi sfugge del mio lavoro; e: come sto disperdendo la mia attenzione.

Ho letto alcuni articoli in merito, e credo di poter trarre indicazioni interessanti.

Prima di tutto, ridefiniamolo. Il monk mode è un periodo di tempo della giornata e della vita focalizzato, dedicato a isolamento, introspezione e miglioramento, in cui si fa ciò che si deve fare e si elimina tutto il resto.

Ci sono due modalità di monk mode, come si può notare. Una che riguarda l’intera organizzazione della giornata, che è dura, inflessibile e sostanzialmente inapplicabile se hai una vita; è una modalità decisamente life-changing, e che qualcuno può aver sperimentato durante il lockdown.

E l’altra che invece ti può aiutare a schedulare il tuo tempo di lavoro e scrittura; ed è dura, flessibile e applicabile.

Mi sembra inutile sottolineare quale delle due, in condizioni normali, consigli io.

Ecco, qui poco sotto – in inglese: l’ho preso dal sito consigliato qui su – un tempo schedulato in modalità monk mode, che come abbiamo capito è caratterizzato da:

Isolamento;

Introspezione;

Miglioramento.

(Ricordiamocelo. L’inapplicabilità, e l’eccessiva durezza del metodo, può essere controproducente, perché ti renderebbe scrittore frustrato o scrittrice frustrata; e questo va nella direzione opposta non solo rispetto al nostro obiettivo, ma anche alle nostre capacità di scrittura. Essere infelici e scrivere l’infelicità sono due cose diverse).

At 5 am, you wake up. You do your morning meditation, followed by some stretching 

At 6:30 am, you start your daily work for 2 hours

You do a second stretching routine at 9 am

At 10 am, you meditate again

At 11 am, you go back to 2 more hours of solid work

You eat your only meal of the day (only meat is allowed) between 1 and 2 pm

From 2 to 3 pm you relax to let the food digest

At 3:30 pm, you stretch again

At 4 pm you do 2 more hours of work

You meditate at 7 pm

You go to bed at 8 pm

Questa è una routine troppo dura, che per vari motivi non consiglierei; e non utile per la scrittura. Ricordiamocelo: la vita di David Goggins va bene per David Goggins, ed è di fatto centrata su una ferita di notevoli dimensioni – che lui stesso dichiara nella sua autobiografia. Visto che si parla di concentrarsi su ciò che deve essere fatto ed eliminare ciò che non va fatto, cerchiamo di capire quali elementi vadano inseriti nella giornata dello scrittore, e quali siano gli strumenti che consiglio per integrare – strumenti che possiedo, e che ho usato, e consiglio vivamente.

 

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Anche questo è monk mode

Gli elementi fondamentali nella vita dello scrittore

Credo che idealmente gli elementi fondamentali della nostra routine settimanale siano tre: leggere, scrivere, documentarsi.

Ne aggiungeremo uno: appuntare.

Personalmente, non amo ragionare su un’agenda giornaliera: contiene troppi impegni, e inserire un’ora di lettura, un’ora di documentazione, un’ora di scrittura chiede già tre ore che talvolta non abbiamo. Meglio gestirci gli spazi su un arco più largo e flessibile, come, appunto, l’agenda settimanale. (Io uso Google Calendar).

Detto questo, ragioniamo: siamo persone che sono più a proprio agio a svegliarsi presto la mattina o tirare tardi la sera?

Siamo allodole o gufi?

Io sono dei primi: mi sveglio normalmente alle 6 per studiare scacchi e leggere. Quello è un periodo che mi garantisce isolamento e introspezione; ma dura solo un’ora – la casa si sveglia alle 7 del mattino.

Quindi: mettiamo la sveglia alle 5.00. Siamo monaci. Se per voi il tempo migliore è serale, stiamo in piedi almeno un’ora e mezza dopo che tutti sono andati a dormire, o comunque portiamoci in un posto isolato e lì lavoriamo.

Primo strumento – che ho -: una lampada a led, per scrivere o leggere evitando di svegliare gli altri. 11 €.

Ci sono persone che si lamentano del poco successo nella propria scrittura, ma non leggono. 

Leggere è un’attività che possiamo differenziare in due diverse modalità: leggere in generale, per nostra cultura e piacere personale – io sto leggendo “Staccando l’ombra da terra”, di Del Giudice: non mi serve per il romanzo che sto scrivendo, ma mi andava di affrontarlo, finalmente -; e documentarci per il nostro lavoro – sto leggendo, per il mio romanzo, “Il male” di Jankelevitch.

Il resto – cercare informazioni online, per esempio – può cadere nel magico mondo della dopamina; e quindi va evitato e contingentato.

Un modo per eliminare le tentazioni è aprire un nuovo browser con una sola scheda aperta. Lì, cercheremo solo le informazioni necessarie. Io lavoro con Chrome, è questo, al momento ho circa venti schede aperte; ma quando scrivo uso Edge.

Quindi, impostiamo così la nostra routine.

5.00 sveglia e meditazione o preghiera;

5.20 stretching, per svegliare il corpo;

5.30 documentazione;

6.30 lettura.

Poi, inseriamo uno slot di scrittura. Qui le cose si fanno interessanti. Quali sono i tuoi orari di lavoro? Io sono quello che tecnicamente si chiama libero professionista, quindi di solito scrivo dalle 8 alle 9. Spostiamo l’orario dalle 8 alle 10: ed ecco il nostro monk mode. Per quanto riguarda te, se hai un lavoro dipendente, prenditi, extra orario, uno slot fisso. Il minimo è 30′. In questo orario, il consiglio stretto è di non avere nessun disturbo di nessun tipo. Nella mia versione morbida, ti consiglio questi passaggi – appunto: per bypassare errori, problemi e frustrazioni. Chiediti: Quanto tempo di capacità di concentrazione ho?

Io al momento so stare concentrato due ore; se la tua capacità è sotto i 20′, scarica l’applicazione del Pomodoro, o comprati la sveglietta a forma di pomodoro, e settala per 25′.

Al 25′, prenditi una pausa di 5′; poi riparti. Ricordati: niente browser, metti il mouse dietro il monitor. Stai scrivendo, e devi stare dentro il tuo mondo.

Qui quali strumenti possiamo usare?

Il taccuino, per la scaletta, la stesura di dettagli o momenti particolari – ma sul taccuino torneremo. Costo: 3 €.

Per scrivere, io lavoro con Microsoft Word. Ho anche Scrivener, che trovo utile – più per la struttura, a essere sinceri -; ma al momento lavoro davvero solo con Word.

Le cuffie antirumore, che trovo utilissime quando lavoro al bar. Ci si sente stupidi per i primi 20′, ma siamo professionisti: sappiamo portare in giro la nostra stupidità con allure. Io ho queste, costo: 35,28 €.

Se preferisci lavorare con la musica, ti consiglio una musica distensiva. Io metto su questo, e vado avanti.

Eccoci all’elemento finale. L’agenda.

Scriviti su un foglio, la sera, le cose da fare il mattino. E abituati a fare, al mattino, le cose che ti sei scritto la sera, partendo dalla più noiosa e difficile. Non credo che i monaci inizino a studiare la Bibbia alle undici, e se ne hanno voglia; o si puliscano la cella alle tre; o che quelli orientali facciano allenamento quando desiderano.

È un sistema di lavoro ad altissima efficienza, che serve per darti capacità di attenzione – per dire: non so in quanti siano stati capaci di arrivare fin qui, e se ci sei riuscito, complimenti – e per pulire la mente. 

Lo scrittore deve pulire la mente per dire ciò che ha da dire; e deve raffinare la sua immagine nel mondo.

A questo punto, il mio consiglio è: prova per una settimana il monk mode. Meno di una settimana non è provarlo, non è nemmeno provarci. E fammi sapere come va.

Poi, se pensi che possa esserti utile lavorare insieme, per dare una spinta alle tue capacità di scrittura e concentrazione, scrivimi.

Sarò felice di incontrarci, prenderci 20′ di chiacchierata, e stabilire insieme se un percorso comune può fare al caso tuo.

Un ultimo appunto sulla foto qui in alto

La disciplina può anche spaventarti; ma la disciplina non significa allontanamento dalla bellezza.

Una giornata disciplinata può includere acquistarsi una bella moka, leggere coi piedi fuori dalla finestra, scrivere al bar, usare la stilografica.

Il monaco lo riconosci dal suo sorriso.

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2 commenti su “Il monk mode per la scrittura”

  1. Licia Tumminello

    Ivano, mi sa che comincio proprio da qui. E per prima cosa scarico l’app del pomodoro. Voglio scrivere un romanzo, ho la trama in testa, ne ho scritto un racconto e funziona, nel senso che il racconto è piaciuto molto. Secondo me psicologicamente ho paura a intraprendere questo percorso perchè so che è molto impegnativo, ma nello stesso tempo qualcosa mi dice: coraggio, fallo. Quindi mi scarico l’app e… a stasera! Licia T.

  2. Caro Ivano. Temo che i ritmi incalzanti delle mie giornate contrastino parecchio con il “monk mode”. Tuttavia come sempre i tuoi consigli gettano un fascio di luce nell’oscurità della vita ed illuminano oggetti che è il caso di seguire per avere una strada

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