Elodie, Mick Jagger e Paolo Crepet.

Mick Jagger

“In generale, penso che se uno non ha voce, ha fondoschiena. Siamo in un mondo in cui un cantante per promuovere un disco deve spogliarsi... Queste signore lo sanno che esistono i Rolling Stones? A Mick Jagger non è mai servito posare senza veli per l’uscita di un nuovo singolo. Quando arrivi a mostrarti nudo vuol dire che è la fine. Oltre c’è solo l’endoscopia“.

Qualche giorno fa leggevo una piccola citazione di Guia Soncini che rappresenta un po’ ciò che penso e sento.
Viene da questo articolo qui, e uno mi può anche dire che la Soncini è simpatica come una pigna al culo, ma mi viene da pensare che al giorno d’oggi abbiamo più bisogno di pigne al culo che ci fanno pensare e meno di Ovetti Kinder alla merda che ci gratificano.
 

Ogni dibattito è pieno di torti e di sciatterie, e temo che, più che il patriarcato, ne sia responsabile la fine degli intellettuali, sostituiti da cercatori di consenso che, se vedono una ragazza devastata dal dolore che ripete, con la mancanza di strumenti culturali d’una ventiquattrenne, slogan che ha orecchiato su Instagram, allora si dividono in chi la eleva a faro culturale e chi la accusa di voler demolire l’ordine sociale.

Mi viene da pensare, riguardo alla prima citazione: ma davvero? Davvero Mick Jagger non ha mai fatto uso del proprio corpo per lanciare un proprio prodotto? Davvero ci sentiamo di dire che l’icona-Jagger in quanto maschio erotico non sia mai esistita, come l’icona-Bowie, l’icona-Mercury, l’icona-Iggy, l’icona-Morrison, eccetera? Ci sentiamo di dire – se stiamo parlando di icone, di immagini, e non di bravura, che in questo testo non questiono – che non hanno mai usato il loro corpo?

(Piccola specificazione: sì, Crepet non sta parlando di bravure, ma di icone).

E, aggiungo: che male c’è a usare il proprio corpo? Per me c’è “male” (relativo: è un male abbastanza inoffensivo, depotenziato) se il messaggio dell’immagine-corpo travalica il messaggio del prodotto culturale; se cioè questo qualcosa che viene usato come [mezzo] si trova articolato come [fine].

Sostanzialmente, se tutto ciò che finora è andato bene come star system, e ha creato non solo Cher, Tina Turner, Lady Gaga, Madonna, oltre ai tizi citati sopra, ma anche Crepet, Arminio, Augias, eccetera, improvvisamente non va più bene.

Ma, bisogna aggiungere: travalica nell’intenzione dell’autore-autrice, o travalica nell’interpretazione del pubblico? Perché il primo pensiero dovrebbe accertarsi che il ricollocamento culturale del corpo di Elodie, invece che essere fatto da Elodie, non venga invece ricreato da un pubblico. Maschio-femminivoro, aggiungo poi in post scriptum. Che su questo si colloca in un ambito bigotto quale il si fa-non si fa.

Non voglio starci troppo a lungo, non pensate a questo come a un articolo ma come a una piccola riflessione social: ci ho messo venti minuti a scriverla, forse meno, e invece chiederebbe ore di impegno, dedizione, lavoro, pensiero che non ho.

Ma torniamo un attimo a Soncini, che ci aiuta a capire meglio Crepet.

Togliamo la parola [patriarcato] – Soncini sta parlando di un altro problema – e leggiamo il testo.

[…] più che il patriarcato ne sia responsabile la fine degli intellettuali, sostituiti da cercatori di consenso.

Due anni fa, credo, scrissi un testo scherzoso contro i cercatori di consenso; e un cercatore disperato di consenso (molto molto noto) mi attaccò pubblicamente sul mio post, e privatamente su uno suo, dicendo che il two-step flow eccetera eccetera, che gli influencer eccetera eccetera, che i cercatori di consenso – ovviamente non li poteva chiamare così – eccetera eccetera.

Purtroppo per lui ho studiato comunicazione, laurea sulle radio locali in Internet, Bologna 2002; so chi erano Katz e Lazarsfeld; e quindi so che il two-step flow è semplicemente il passaggio di informazioni e influenze che passa da una figura di riferimento – un Barbero, un Piero Angela, ma anche un Alessio Pellizzoni che mi spiega come fare le focacce su Instagram -; figura che quindi è un divulgatore che dirige, orienta i miei gusti, puntando la luce su di sé per orientarla su ciò che dice, ciò che indica.

In questo, ci sono due possibilità: quella di chi usa questo passaggio per creare potere, o quella di chi usa questo passaggio per formare, orientare certamente, ma opporsi alla concentrazione e alla manipolazione del potere.

Piero Angela, lo amavamo quando ci parlava di kibbutz, cateti, merovingi o triceratopi, perché faceva un servizio che puntava un po’ la luce su di sé – e infatti guardavamo Quark, lo cercavamo – allo scopo di orientarla su ciò che ci diceva. Fossero kibbutz, cateti, merovingi o triceratopi.

Gente come quella del commento là in alto ci dice per schierarsi; e dallo schieramento ottenere un potere.

Sempre in comunicazione si chiamano “influencer prezzolati”, e se non vediamo il cartellino del prezzo alle spalle, mi sa che ormai la colpa è ormai nostra.

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