Confrontiamo allora i nostri miti.

Leonard Cohen

Ho un amico che ama tantissimo Leonard Cohen, al punto da pubblicare un libro-biografia (di Sylvie Simmons) che è un romanzo pazzesco, poi, alla fine.

Il libro si chiama I’m your man, e lo trovate qui.

Lo stesso amico anni prima mi aveva suggerito di leggere le poesie di Cohen. Mi aveva detto “Ti sorprenderanno”.

Presi il libro nell’edizione di Minimum fax, con il testo originale a fronte; si chiama(va) Confrontiamo allora i nostri miti.

Il titolo mi ha sempre molto colpito, così come le prime poesie; quella che dà il titolo alla silloge si conclude con questa strofa.

E confrontiamo allora i nostri miti.
Ho imparato la mia elaborata menzogna
di croci svettanti e spine avvelenate
di come i miei padri lo inchiodarono
come un pipistrello a una stalla
per salutare l'autunno e gli ultimi corvi affamati
come un vacuo segno giallo.

Come si vede, “i nostri miti” si potrebbe tradurre con mitologie, credenze.

Eppure mi è sempre piaciuto pensarla altrimenti: miti come idola personali.

Ogni tanto, quando parlo con le persone e mi citano i loro miti,  mi chiedo: ma di che stiamo parlando?

Ogni tanto mi dico: Ah, qui sono impreparato io.

Ogni tanto mi dico: Dobbiamo ricominciare da zero.

Se chiedo chi siano gli scrittori del proprio Pantheon personale, non è che sto chiedendo soltanto come si sia allestito il proprio Pantheon personale, come se ne sia addobbato l’altare; ma come si sia conciliato il mondo interiore con quello altro, con quello delle aspirazioni.

I miei miti li conosco, e tra questi non c’è Leonard Cohen, né ci sono molti dei cantautori o degli scrittori celebrati. A volte per mancanza di sintonia personale: stamattina dicevo a uno sceneggiatore che apprezzo che Orson Welles e Hitchcock non fanno parte dei miei. Troisi sì, eccome. Non ha nulla a che vedere con la grandezza riconosciuta; diciamo che è una sorta di rispecchiamento tra i valori assoluti e quelli relativi. De Filippo sì, Totò sì.

De André no, Gaber no, Jannacci sì, Fossati no. 

Michael Jordan sì, Scottie Pippen di più.

Kasparov sì, Carlsen no, Alekhine tantissimo, Botvinnik di più.

A volte nascono dalla consonanza, a volte dalla differenza – Botvinnik e Alekhine per differenza, Hrabal per consonanza, Dostoevskij per rimbombo interiore.

Toni Morrison perché mi ha sbattuto come un tappeto, Scorsese perché è Dio prestato alla macchina da presa.

Me lo chiedo spesso: chi sono i vostri miti?

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2 commenti su “Confrontiamo dunque i nostri miti”

  1. È vero, il proprio mito personale non ha niente a che fare con la grandezza riconosciuta. Restando per esempio a Napoli, io, milanese, dico Troisi no, Pino Daniele no, Bennato assolutamente sì, Totò sì moltiplicato per mille, De Filippo sì, Maradona no. Tutto legato a fili di memoria, sensazioni, età che passano. E naturalmente sì riconosce la grandezza anche di chi non è stato fatto mito proprio, per mille ragioni scrutabili e imperscrutabili. Ti aspetto per la prossima partita a scacchi.

  2. Peter Gabriel e i Genesis dei primi cinque album con lui. Li porto con me da quando avevo diciotto anni. E poi The Beatles, che ho imparato a conoscere quando già non esistevano più. Sono i miti più longevi che ho.
    Ne ho altri: Alan Parker, Robert Altman, Gianni Morandi, Pink Floyd, Truman Capote, ma meno dell’Arcangelo Gabriel. Altri miti mi hanno affascinato solo per un periodo di tempo, come Bennato (fino a “Sono solo canzonette”); anche il Renato Zero (ebbene sì)di “No, mamma, no” o poco più; con il termine “sorcini”, mi ero già dileguata. Altri miti che hanno attraversato il mio cammino, sono scomparsi da tempo e per questo
    sono immortali: David Bowie, Elvis, Prince, Brunella Gasperini e Massimo Troisi.
    Poi mi sono resa conto che non posso prendere per buono tutto ciò che propone un artista, per cui mi piace un po’ di tutto e un po’ di niente, da Mina, fino a Elodie ed Elisa, per dire. Ho imparato a selezionare dando più importanza all’opera che all’artista. Solo in un caso, per forza, i due elementi si fondono per formare il mio Mito dei Miti: “Il buio oltre la siepe”, Harper Lee.

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