Amarsi un po'. Stavolta è un non ricordo

battisti

Non lo so se è un vero ricordo di Lucio Battisti, questo. Oggi avrebbe compiuto 80 anni.

Ogni sua frase era un incipit.

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante.

In un mondo che non ci vuole più.

Dove vai quando poi resti sola?

Poi, ho un’amica che dice che chiunque ne sappia di canto sa che era incapace di cantare.

La cosa mi ha sempre interessato poco. In un mondo in cui di ugole forti e pessimi interpreti è piena la stanza, un interprete come lui – voce o non voce – serve.

Oggi avrebbe compiuto 80 anni. Cosa avrebbero fatto, Lucio e Lucio? Che pensieri avrebbero cantato, ancora?

Forse avrebbero fatto ciò che hanno sempre fatto, e che era il loro dono.

Ciò che pareva loro.

Anche qui, oggi, ci sta una playlist. Ma prima, un ricordo che non è un ricordo.

La canzone sua che ho amato di più, da sempre e per sempre, è Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi…

Come può lo scoglio arginare il mare.

L’altra è La collina dei ciliegi.

Ma la terza, col verso più bello, è I giardini di marzo.

Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
Il piu' bello era nero coi fiori non ancora appassiti

Mi fa impressione, leggere un verso sulla madre così amaro e carico d’affetto a due giorni dalla visione del documentario su Carlo Mazzone. La famosa scena in cui Mazzone corre verso la curva dell’Atalanta era dettato da questo: insulti nei confronti di sua madre; e un uomo così legato alla famiglia dice: Non mia madre. Anche Dalla era legatissimo alla madre Jole, che peraltro, ricordo, compare in una scena del documentario a lui dedicato dalla Rai: la intervista il mago Zurlì, lei dice di esser preoccupata per il fatto che il figlio ha la barba e i capelli lunghi.

Di cosa sto parlando? Di me, ovvio. Sono tutti versi miei, questi, non di Mogol e suoi. Troisi dice: La poesia non è di chi la scrive, caro don Pablo. È di chi gli serve.

E a noi Battisti è servito. È servito a Enrico Brizzi: in Jack Frusciante dice:

«Mio Dio», pensava Alex, camminandole accanto. Si sentiva più alto di svariati centimetri, camminava accanto a lei e pensava: «Ma questa non è una ragazza, è un intero disco di Battisti».

È servito a noi per descrivere il minuscolo, anche qui. Erano poeti del minuscolo, porca merda.

E avevano anche spirito conviviale, effervescente, vivo – anche nei titoli: Il mio canto libero, Emozioni, e questa Innocenti evasioni -; quello che oggi solleciterebbe l’inferno.

Che sensazione di leggera follia
sta colorando l'anima mia
immaginando preparo il cuscino. Qualcuno
è già nell'aria, qualcuno,
sorriso ingenuo e profumo.

Una sera, in val Comino, ho conosciuto Mogol. Il suo ricordo di Battisti era vivo; ci ha parlato dei versi, del modo che aveva avuto di scriverli, della delicatezza e decisione di Battisti. Tutte le volte che mi si dice che era di destra, o sinistra, o forse sì, o forse no, penso: Ma chi se ne frega.

Come può lo scoglio arginare il mare?

Questo, era. Questa cosa qui.

Chiudo con la playlist? Chiudo con la playlist, via.

Queste sono le mie dieci.

1. I giardini di marzo
2. Io vorrei... Non vorrei... Ma se vuoi...
3. Cosa succederà alla ragazza
4. Il mio canto libero
5. Ancora tu
6. Con il nastro rosa
7. La collina dei ciliegi
8. Il tempo di morire
9. Il nostro caro angelo
10. Emozioni

Ultima nota: sì, ovviamente, tutte le volte che sento Emozioni, mi viene in mente il verso: Tu chiamale se vuoi pattagarrelle.

Dannati loro.

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